Avitanellavallenativa 2020 WORK IN PROGRESS

AVITANELLAVALLENATIVA 2020 WORK in PROGRESS

AVITANELLAVALLENATIVA è una costruzione narrativa che mette ordine e rende coerente un insieme di elementi raccolti secondo un metodo etnografico in cui l’opera è una narrazione aperta che muove dalla riflessione sul senso del sé e del mondo, delle proprie abitudini e delle convenzioni sociali, nel momento in cui il confinamento ha determinato una sospensione temporale.

La casa del sogno

La casa del sogno si collega al concetto Junghiano della casa onirica dove il legame che unisce i bisogni psichici e fisici viene raccontato attraverso la costruzione di un luogo significativo e simbolico.

L’opera appartiene ad un ciclo di lavori narrativi che nasce da un approccio antropologico: il racconto intende documentare le storie di persone con cui l’artista ha dialogato e che ha intervistato mettendole in relazione con la propria dimensione personale.

Il ciclo di cui sopra è in divenire e nasce con il titolo Avitanellavallenativa, un palindromo che per sua natura ha un duplice andamento: un percorso che parte dalla “vallenativa” intesa come luogo e casa e ritorna alla fine nello stesso luogo di provenienza arricchito di significati complessi e risolutori.

La casa è sintesi di ciò che l’antropologo Lévi Strauss definisce nel binomio natura – cultura, lotta e dialogo che l’essere umano compie per comprendere e definire la propria condizione di uomo, simultaneamente essere biologico e individuo sociale.

L’emergenza virus ha dato all’artista l’opportunità di rivolgere particolare attenzione a questa duplice natura dell’uomo, che si è manifestata con estrema forza a causa delle disposizioni di distanziamento sociale e delle limitazioni personali, facendoci riflettere sulla nostra complessità di esseri viventi.

Seguendo le riflessioni di Lévi Strauss sull’impossibilità di definire una demarcazione tra le categorie che ci definiscono, natura e  cultura, la casa del sogno riafferma con forza questa diade attraverso una costruzione in cui esterno e interno dialogano e contemporaneamente si oppongono. In questa prima casa il racconto parte da un sogno di un’amica che si svolge all’interno di un giardino condominiale, una testimonianza che l’artista ha raccolto durante il look down.

All’interno troviamo le sagome di un piccolo gruppo persone che si ritrova per una festa. Il sogno racconta dell’impossibilità di muoversi con agio e della paura nel ritrovarsi in un luogo chiuso. La casa è stretta, alta e ancora in costruzione.  Dall’interno il paesaggio esterno raffigurato in due finestre non è percepibile. L’osservatore può scoprire le sagome da altre due aperture.

Una luce interna illumina e proietta le ombre del piccolo gruppo. La casa ha muri esterni lavorati come grandi tele in cui si trovano tracce grafiche e disegni sulle stampe delle finestre: la struttura in legno dai profili irregolari che descrivono superfici materiche, rappresenta una possibile sintesi tra forma e contenuto. Non è possibile entrare: è concesso solo osservare

Greta Penacca’s dream house

The dream house is connected to the Jungian concept of the dream house where the link that unites psychic and physical needs is told through the construction of a significant and symbolic place.

The work belongs to a cycle of narrative works that stems from an anthropological approach: the story intends to document the stories of people with whom the artist has conversed and interviewed, relating them to his own personal dimension.

The above cycle is in progress and was born with the title Avitanellavallenativa, a palindrome that by its nature has a double course: a path that starts from the “vallenativa” understood as a place and home and eventually returns to the same place of origin enriched with complex meanings and solvers.

The house is the synthesis of what the anthropologist Lévi Strauss defines in the binomial nature – culture, struggle and dialogue that the human being carries out to understand and define his own condition as a man, simultaneously biological being and social individual.

The virus emergency gave the artist the opportunity to pay particular attention to this dual nature of man, which manifested itself with extreme force due to the provisions of social distancing and personal limitations, making us reflect on our complexity as beings. living.

Following the reflections of Lévi Strauss on the impossibility of defining a demarcation between the categories that define us, nature and culture, the dream house strongly reaffirms this dyad through a construction in which exterior and interior dialogue and at the same time oppose each other. In this first house, the story starts from a friend’s dream that takes place inside a communal garden, a testimony that the artist collected during the look down.

Inside we find the silhouettes of a small group of people who meet for a party. The dream tells of the inability to move comfortably and of the fear of finding oneself in a closed place. The house is narrow, tall and still under construction. From the inside, the external landscape depicted in two windows is not perceptible. The observer can discover the silhouettes from two other openings.

An internal light illuminates and casts the shadows of the small group.

The house has external walls worked like large canvases in which there are graphic traces and drawings on the window prints: the wooden structure with irregular profiles that describe material surfaces, represents a possible synthesis between form and content. It is not possible to enter: it is only allowed to observe.